Tragicommedie della vita amorosa raccontate da una aspirante Carrie Bradshaw ancora Bridget Jones.
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venerdì 1 novembre 2013
The day after
The day After: il giorno dopo quella sera. Dopo quelle lenzuola avvolte sui corpi di entrambi, dopo quei finestrini dell'auto appannati dal calore dei vostri respiri affannati.
Amici Principi, devo essere chiara una volta per tutte: ad una Principessa, quel fatidico "giorno dopo", si devono dare segnali di vita. Di qualsiasi genere.
La tecnologia è anche troppo avanzata per permettervi di comunicare.
Alcuni geni del male, inoltre, hanno inventato gli emoticons, che vi possono tornare utili nel caso siate ragazzotti di poche parole.
Il "The day After", una Principessa, aspetta sempre. Anche un segnale di fumo.
E come vi ripeto non si tratta tanto di attendere anelli di Tiffany come si piovesse (oddio, nel caso, fatemi sapere che corro).
Avere anche solo un vostro cenno, può migliorare la giornata.
Sia che sia stato amore, una sveltina o una sana e reciproca attività fisica coinvolgente.
Sforzatevi, dunque. Anche per dire - sempre in modo elegante - che magari ci si potrà rivedere tra due milioni di anni quando torneranno i dinosauri, oppure che il giorno dopo dovete sposarvi o inventate altre mille altre scuse. Ma non sparite. Non fa Uomini. Non innalza di livello la categoria, ma soprattutto non rende onore a voi stessi.
Davvero, credetemi di cuore per queste piccole perle del venerdì sera.
Vi amo. Sempre.
martedì 13 agosto 2013
Siamo cinque in una
Necessarie, futili, contagiose.
Talvolta spunti di riflessione. Interessanti, dinamici, caleidoscopici.
"Vorrei essere cinque donne alla volta" disse Dominique Sanda, diva degli anni '70. Mi sono chiesta, allora, amiche Principesse, quante donne siamo in una. Siamo figlie, madri, guerriere, crocerossine e civettuole.
Siamo tutto, in uno, sempre.
A seconda dei momenti e dei luoghi un aspetto prevale sull'altro.
Siamo figlie, quando nasciamo, vediamo il mondo per la prima volta e poi un sacco di altre volte ancora. Perché rinasciamo continuamente, dopo una caduta, un amore andato male, un'amicizia fallita. Siamo figlie dei nostri genitori - o meglio di chi ci ha cresciuto -di chi ci ha dato la mano, dei nostri ideali e delle nostre passioni. Siamo figlie quando ci lasciamo cullare, coccolare, abbracciare senza riserve e con il cuore limpido. Quando siamo pronte a ricevere.
Siamo madri, ogni giorno. Che non vuol dire solo fare dei figli. Siamo madri di noi stesse e siamo pronte, in questo caso, a donare. Ci prendiamo cura di noi, dei nostri sogni o anche semplicemente dei nostri giardini in fiore. Generiamo continuamente: soluzioni, idee, speranze e paranoie.
Siamo guerriere, quando la vita ci lancia nel campo di battaglia, solitamente la davanti, senza scudi o protezioni. In prima fila. Sotto una pioggia di proiettili, di bombe a mano o di granate. Come lo sono le grandi prove, i lutti, le perdite, le delusioni, i progetti di lavoro da portare a termine in una notte o gli esami da preparare all'università'. E non smettiamo di lottare, mai, anche se a disposizione non abbiamo più armi, non abbiamo un fisico da Tomb Rider e nemmeno i poteri magici.
Siamo crocerossine, perché, nelle difficoltà di chi ci sta a cuore, cerchiamo di individuare la medicina più adatta, che può essere un sorriso, una torta a sorpresa o guardare le stelle di notte, in una spiaggia, per cacciare i brutti pensieri. E lo siamo, soprattutto,verso di Lui, verso quel Principe che ci ruba il cuore e tutte le sue certezze. E a qualsiasi ora Lui chiami, noi siamo pronte, meglio quasi di un 118 svizzero.
Siamo civettuole, quando ripassiamo tre volte le ciglia di rimmel, indossiamo il vestito perfetto e passiamo un velo di rossetto sulle labbra. Quando guardiamo in modo malizioso, baciamo con la foga dei 16 anni e rendiamo indimenticabili certe notti d'amore.
Perché siamo così. Cinque in uno. Sempre. E comunque. Bellissime, straordinarie, uniche.
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