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lunedì 16 settembre 2013

Dobbiamo liberaci!



"Dobbiamo liberarci" diceva ieri sera una delle mie amiche Principesse. 
E si, ci ho pensato tutta la notte, ha ragione.

Dobbiamo liberarci. Di tutto quello che non ci permette di vivere con leggerezza, che la leggerezza "non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore" scriveva Calvino. 

Non sia più tempo per:

. le paure che ci tolgono il fiato e che ci impediscono di guardare oltre l'ostacolo

. dei chili di troppo, che io sono la prova vivente che, se si vuole, davvero tutto è possibile

. delle persone che basta uno sguardo per capire che non ti sono amiche

. di tutto l'alcol ingurgitato per non pensare

. di tutte quelle sigarette accese aspettando quel messaggio che non arriva

. degli uomini incapaci di prendere una posizione, di corteggiarti e, soprattutto, di amarti

. di quelle amicizie di convenienza, perchè l'amicizia, davvero, è una cosa troppo seria per avere dei surrogati

. degli abiti che ricordano momenti che non ti appartengono più e che tolgono spazio ai nuovi

. della miopia intellettuale, perchè, la fuori c'è davvero un mondo da scoprire

. dell'incapacità di sognare, che sono i desideri e le ambizioni i veri motori di ogni esistenza

. dell'egoismo, perchè condividere non sia solo avere in comune uno stato su Facebook

. della difficoltà di innamorarsi, perchè prima o poi torna sempre la primavera

. di chi non crede in te, che se vuoi, puoi davvero fare qualsiasi cosa 

. la benzina o i biglietti del treno troppo cari, perchè viaggiare non sia un lusso, ma un dovere e un diritto per tutti

. non prendersi curà di se stessi, che il nostro corpo è la nostra prima casa

. non fare follie, "le uniche cose che non si rimpiangono mai" diceva Oscar Wilde

E per voi, amiche Principesse, è arrivato il momento di liberarvi di cosa?
Aspetto di allungare questa lista insieme a voi.

Buona settimana. 






martedì 16 luglio 2013

Voglio viverti. Un must.

“Voglio viverti”. 

E’ questo il must dei nostri tempi. 
Non più “Ti amo”, “Ti voglio sposare”, “Per sempre”. 
No. Ti voglio vivere. 
Fa meno impressione, fa meno paura, è una zona d’ombra tra il tutto e il niente, tra la coppia e l’amicizia, fra lo sfiorarti con lo sguardo e metterti una mano dentro i pantaloni.

Perchè oggigiorno chiedere a qualcuno di impegnarsi è come trovare un lavoro per il quale hai studiato, vincere a "Turista per sempre" o incontrare uno con le tasche di Mark Zuckerberg e la faccia di Brad Pitt. 


Il viverti non contempla legami, obblighi, termini. Finchè c'è, c'è. Se poi finisce non puoi reclamare niente. E' una sorta di patto silenzioso, un accordo tra due persone a frequentarsi, conoscersi, amarsi, ma senza convenzioni. Un po' alla hippy. Come piace tanto a me. 
Ma il problema nasce quando qualcuno dei due spera in qualcosa di più.
Accade perchè è umano, necessario, vitale. 

Esistono anche i cinici, sfrontati, quelli che l'importante è segnare la/il tipa/o con cui sono stati manco fossero carcerati con 30 anni di pena da scontare che contano i giorni. 

Spesso succede che uno comincia a sperare, a pensare che dal tacito accordo qualcosa si possa urlare al mondo. Di una semplicità complicata. Un casino nel casino. Una tensione perenne tra ciò che è e potrebbe essere.

Capita anche, molte volte, che per la paura suddetta, appena qualcosa cambia si molli tutto per evitare di buttarsi, di gioire, di soffrire. Insieme. Oggigiorno condividiamo tutto: pensieri, foto, illusioni, speranze, stati d'animo. Ma facciamo fatica a condividere noi stessi con qualcun altro.

Che se ci mettiamo una maglietta con il logo di Facebook o Instagram cambi qualcosa? Mah, potrebbe essere un'idea.