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lunedì 13 gennaio 2014

Un anno di blog!




Tredici giorni dall'inizio del 2014.
Un anno di blog.

Racconti, storie, sorrisi, lacrime, riflessioni. 
Sempre da Principessa. Perchè Principesse si nasce.

E se ho capito qualcosa in questo anno è stato quello di non risparmiarsi.  
Amare. 
Tutto.

Sè stessi, gli amici, chi ci fa battere il cuore. 

La famiglia - che non sempre è quella di sangue - il lavoro - anche se a volte ci fa impazzire e vorremo uccidere il capo - la bellezza che ci circonda.

Che è tanta, la bellezza che ci sta intorno. 
Basta lasciare aperta la porta del cuore.

Spalancatela quella porticina.
Non ve ne pentirete. 









mercoledì 23 ottobre 2013

Dire o non dire.


Dire o non dire, questo è il dilemma.
Perchè è cosi difficile esprimere veramente quello che si prova per una persona?

Qui non si tratta di timidezza, rossori o vampate quando vedete il Principe o la Principessa dei vostri sogni.  Qui si tratta di paura di dire ciò che si pensa per non scatenare casini, per orgoglio, per paura di essere rifiutati.  O perchè non siamo più abituati a parlare, semmai, qualcuno, ci avesse veramente abituati a farlo prima. 

Lo diceva un fico pazzesco che un giorno, senza motivo, mi ha portato a fare un giro in macchina senza meta. Solo musica, vento fra i capelli, grandi sorrisi. "Sai, si dovrebbe dire sempre ciò che si prova per una persona. Per esempio, io adesso ti bacerei. Ma so che non posso".

Il fatto che per mille motivi abbia deciso che "non si poteva" gli fa onore, per lo meno per la fede che ha al dito. Per il resto, mi sono detta: "Questo, almeno, ha le palle".
Si. Ha avuto coraggio di dirmi una cosa scomoda, di rischiare che il  mio pensiero su di lui si modificasse in negativo (sempre per quella fede al dito di cui sopra) o che, paladina del sesso femminile, riferissi tutto alla moglie in attesa del secondo pargolo. 

Non si tratta di discutere su ciò che è giusto e sbagliato, si tratta solo di dire, affermare, rendere noto. Liberarsi di emozioni e sensazioni che, a lungo andare, chiuse nel cuore, nella testa e tra le braccia rischiano di diventare veleno per se stessi. 

Da tempo sono innamorata di un amore impossibile. Non dirgli niente mi ha portato a diventare, addirittura, la sua confidente di racconti sentimentali più o meno seri. Ne sono derivate - per me - pippe mentali, agitazioni varie, coliche a comando.

Una mia amica, l'altra sera, mi ha detto:"Pagherei per essere single due ore e scappare con quel tipo che solo a guardarci c'è del fuoco". Anche in questo caso, come sempre, non inneggio al tradimento, ma a dire la verità, forse prima a se stessi, che agli altri.

Stessa cosa per un'altra mia carissima amica, che si ostina a definire amico, uno che non può esserlo se: va a casa sua a prenderla alle 8 per andare all'università, corre da lei se è in crisi, coglie ogni occasione utile per trasformare un semplici aperitivo in occasione per stare fuori anche dopo cena.  

Non dire ti protegge nell'immediato dalle conseguenza scomode, ma a lungo andare ti strozza, ti limita, ti inaridisce. Diventa una fissazione, un'esasperazione. Si tende ad idealizzare qualcuno, accorgendosi, magari troppo tardi, che non è la reale persona che credevamo di conoscere. A partire da sè stessi. 









lunedì 17 giugno 2013

E non mi serve altro


Che è il primo lunedì di caldo folle. 
E i pensieri si mischiano con l'aria di quest'ora, al tramonto, che è la mia preferita.

Amici, mare, drink. E non mi serve altro. 

Che durante i giorni il mondo è davvero un brutto posto dove vivere, ma quando meno te lo aspetti, quando pensi di aver perso le speranze, ci pensa lui a indicarti la direzione.
E la mia è questa. Cercare, bramare, rincorrere la leggerezza del cuore. 
La verità dell'amicizia e di quelle confidenze cosi importanti. Di quelle che si fanno solo quando arrivi ad un certo livello di corrispondenze d'anime. Di quelle cose che non occorrono parole, ma solo uno sguardo. 
Un abbraccio per dirsi tutto. E non mi serve altro.

Perchè quando capisci che sei importante per qualcuno, che sei il miglior compagno di ballo, di bevute in riva al mare e di musica tamarra, allora li, non mi serve altro.

Che il mare, è la cosa più bella che abbiano inventato. E che qualsiasi sia la sua latitudine, colore o estensione è il suo profumo che ti mette in pace cuore e mente. E non mi serve altro. 

Che dei drink, io li ho scoperti da poco. E che non mi sono mai ubriacata. Mi tengo tutto per il giorno della laurea. E' la promessa che ci siamo fatti io e mio padre. Ma quella leggerezza che ti regala un sorso di buon vino è un piacere che non si discute. E non mi serve altro.

Buona settimana amici Principi e amiche Principesse.




giovedì 30 maggio 2013

Chi mi sveglia?

Datemi un pizzicotto.
Non ci credo ancora. La scorsa settimana, esattamente fra due ore, cominciavano i festeggiamenti del mio 28esimo compleanno. 

Non so, ma ero agitatissima, mani sudate, cuore a mille. 
Scema ci sono dalla nascita, quindi non è che con l'età la cosa migliori, anzi.

Sono uscita con le amiche, per aspettare la mezzanotte. Mascherine Happy B-day, calici alla mano, muffin di McDonald's con le candeline, shopper delle Principesse Disney - in onore al blog - super fico bracciale-orologio-gioiello verde acqua, portafoglio - ovviamente rosa - e libro del Grande Gatsby (andate a vederlo, non solo per Leo. Le feste vi faranno morire).
Il maltempo non ha permesso alle ragazze di levare in aria una lanterna cinese per farmi esprimere un desiderio. Non sapendo che, tutto quello che desidero, è solo il loro affetto quotidiano. 
Prima di addormentarmi, già gasata dalla serata, è arrivata la mail del Maestro. Di colui che ha fondato il mio lavoro. Della penna più prestigiosa a livello italiano e più conosciuta a livello internazionale nel mio settore. Ok. Bava alla bocca. 

La mattina, che io mi sveglio alle 6, solo in tale occasione - come i bambini a Natale per vedere i regali sotto l'albero - ho trovato il suo messaggio. Semplice, ma ironico. Dopo un mese che non mi scriveva. Perfino un like su una mia foto su Facebook. Li ho gongolato, ve lo dico, nonostante il giorno prima gli avessi augurato una dissenteria estrema ed acuta. 
A portarmi la colazione con i bomboloni alla crema - i miei preferiti - ed una rosa rossa screziata di giallo la mia amica, con una lettera da commozione-risate a crepapelle su questo ultimo anno da single condiviso tra una lacrima, una sigaretta, un "Perchè cazzo non mi scrive".

La sera, mie amiche sono giunte in macchina con tre palloncini con scritto "Ti Voglio Bene". Poi mi hanno fatto un regalo per ogni mia caratteristica (corona di fiori e collana con simbolo della pace per il mio essere hippy inside, ciglia finta, occhiali a cuore, glitter...) sfoggiando, infine, una super borsa di pelle color fragola che l'invidia mi trafiggerà. Lo so.

In serata, con occhiale a forma di candeline e scritta Happy B-day e diadema da Principessa in testa,mi sono aggirata per i locali del centro, incontrando il prof. con cui vorrei fare la tesi di laurea. Avrei preferito presentarmi in modo più conveniente, ma sono certa, che almeno, non si dimenticherà di me.  

In serata, dopo un milione di pensieri-messaggi-chiamate, ho visto il figo della disco per cui ho sbavato tutta la stagione. Ovviamente non potendo non passare inosservata ha scoperto del mio compleanno. Mi ha abbracciata. P.s. Motivi per cui adoro il compleanno: avere una scusa per baciare chiunque. 
Tra una vodka lemon, uno short e un Prosecco mi sono addormentata molto felice.
L'indomani la finale del campionato. Due ore di strada con i miei amici del lavoro per andare a sostenere il nostro amico nell'appuntamento con la storia. All'andata festeggiamenti on the road con crostata della mamma, candeline e canzone di rito. Poi la partita. Al cardiopalma. Fischio finale. Campioni d'Italia. Quindi bacio a stampo del mio giocatore preferito. Ok a quel punto potevo anche morire.Al ritorno spumante su bicchieri di plastica per festeggiare vittoria e compleanno. Come ciliegina McDonald's di mezzanotte. Quello che manco se te magni un quintale di kilokal lo spazzi via. 

La domenica ritrovo con altri amici. Alla comunione della bambina. L'unico essere inferiore ai 12 anni che amo. Che quando ti abbraccia, ti spappola il cuore di felicità. Sono stata l'unica amica invitata. Tutto il resto era famiglia. A riprova che la famiglia non è un legame di sangue, ma di fatto. Il tutto suggellato dal sigaro, il "nostro" vizio. 

Lunedì il risveglio con un obiettivo: passare l'esame di mercoledì. Studio no stop. Cellulare silenzioso. Una mail. Di chi? Della persona che mi ha ispirato, del blog che mi ha fatto riscoprire tante bellezze della vita. Di Little Snob Thing. Di Alessandra Airò, cioè una musa, un mito, un esempio. Non potete capire il livello di eccitazione. 
Studio matto e disperatissimo. Mercoledì esame. Domande sugli argomenti che so meglio. Finalmente chiudo il cerchio. Quell'esame che mi porto dietro da quattro anni e che non riuscivo mai ad affrontare è stato fatto. Basta. Non c'è più. Mi sono liberata. 

Cioè, chi mi sveglia dal sogno? 
Ah.. domani festeggio ancora. 
All together. 
Se sopravvivo vi racconto il resto..

Peace&Love. 

martedì 7 maggio 2013

Basta dire basta.


Due settimane, due giorni e un paio d'ore.

Tanto il tempo che il mio Principe non si fa sentire. 
Ora, non occorre una laurea in Ingegneria, nemmeno un master ad Harvard o la consulenza di un tecnico del Governo. 
Non occorre illudersi che sia rimasto senza ricarica nel cellulare, che abbia intrapreso una camminata spirituale o una febbre improvvisa gli abbia tolto l'uso della parola. 
No. Non occorre nulla di tutto ciò.

Occorrerebbe solo dire basta.

Avete presente quella breve parola di cinque lettere che pone fine alle ansie, a quei rapporti troppo easy che vanno di moda adesso, a quei tira e molla con i quali non si va da nessuna parte? 
Ecco. Basta.

Voi che vi siete cresciuti a pane e Ken Shiro/Uomo Tigre, pompati  poi nell'adolescenza da Braveheart, Top Gun e Terminator sapete mica che esiste questa parola?
Se non la sapete, ve lo dico io: basta significa fine, porre una x, mettere un punto, concludere, terminare, mandare a quel paese, non vederci più.

E' inutile che come sempre, diciate: "No, non è che non mi interessi, è che è meglio rimanere amici". Col cazzo. E scusate, ancora, amiche Principesse, per l'eufemismo.

Io non voglio rimanere amica di chi non ha voglia di sentirmi. Io, i miei amici, li sento anche più volte al giorno. E se c'è un interesse fisico o mentale, non ci può essere amicizia. Non mettetevi in bocca altre parole di cui non conoscete il significato.

A Natale volete un vocabolario sotto l'albero? Potrebbe servirvi. 
Le palle sono solo quelle attaccate all'abete, perchè è chiaro che voi non le avete. 
O che non ne conoscete il significato

domenica 5 maggio 2013

Pulizie di primavera.


Care amiche Principesse,
oggi mi sento bacchettona. Come ben sapete sono zitella e siamo a primavera. Il mix ormone-acidità-mancatosfogo ve lo raccomando, indi per cui, io vi ho avvisato, se volete continuare a leggere, siete delle temerarie.

Lo spunto, questa volta, arriva da un viaggio in macchina, per ingannare il tempo che quando hai sonno, mezzanotte, si sa, non arriva mai. A mezzanotte e zero uno - se non fosse per leggere Paolo - il risveglio è invece automatico.

Quindi. Con noi una splendida Principessa. Di quelle che se passano ti giri anche se sei una donna, perchè il bello merita di essere guardato e ammirato. Sempre.

Racconta di un aitante giovanotto, belloccio, intelligente, charmant e dovutamente rompiscatole.. ma insomma, mica si può avere tutto. Ovviamente. 
Entrambi GGGiovani, belli, intelligenti. 
Pensate forse immuni all'invidia? Ma certamente no. Vi pare. Solo che il nodo del discorso sta nel fatto che - se l'invidia è comprensibile dal resto del mondo brufoloso, con chili di troppo o con un cervello da gallina - ma non ci si aspetta tutto ciò dagli amici e, soprattutto, dalle amiche. 

Le amiche, si. Chi legge e ha almeno più di 20 anni, ha già un po' di esperienza per sapere come funziona, più o meno, il mondo in rosa. E per sapere che l'amicizia, in generale, è veramente un regalo e come tutti i regali preziosi, più unico che raro. 

Quello che non mi va giù è, che queste presunte amiche, abbiano fomentato malumori, inganni, discussioni tra i due belli raccontando ad entrambi versioni contrastanti su fatti, battute o presunti tali. 

Senza entrare nel dettaglio, penso che un amico ti debba sostenere.
Dirti quando, secondo lui, fai qualcosa di giusto o sbagliato, secondo il suo punto di vista. 
Che può anche non essere condivisibile, ci mancherebbe. 
Che può non essere sempre giusto, ci mancherebbe doppio. 
Ma non può mai e poi mai metterti dubbi su te stesso, sulle tue capacità, sulla tua persona, mortificarti o umiliarti. E se a volte può succedere - perchè mica nessuno è perfetto, ed è più lo sbagliare che si fa, che altro - se diventa una costante è invece necessario metterci una X, depennarlo, scartarlo dal novero dei presunti amici.

Perchè nessuno può farti sentire inferiore - e questo lo diceva già quella figa di Eleanor Roosevelt - tanto meno gli "amici". 
Quindi, visto sempre che è Primavera, ed è tempo di pulizie, fate largo agli affetti veri e riconoscete, eliminando, i presunti, che noi non abbiamo tempo da perdere e l'estate è sempre più vicina. Quella climatica e, speriamo, anche quella del cuore. 





giovedì 18 aprile 2013

E se l'amore non c'è





E se l'amore non c'è 
basta una sola canzone, per far confusione
fuori e dentro di te.

sabato 6 aprile 2013

Innamorarsi dell'idea di.



Non vi capita, a volte, di innamorarvi più dell'idea dell'amore che di qualche Principe in sè?

Questa è la riflessione di un sabato pomeriggio, mentre prendevo il caffè con la mia amica. Perchè, tirando le somme, a destra e a sinistra, spesso accade - e probabilmente io sono la prima - di infatuarsi dell'idea di qualcuno piuttosto che di una persona reale.

A volte succede per avere delle risposte. 

Perchè dopo tanto soffrire, se il tuo ex Principe ti ha detto: "Mhn, non mi piaci più, sei grassa" o magari ti ha dato due ceffoni il giorno del tuo compleanno, allora tu sei alla ricerca spasmodica di attenzioni, come un farmaco salva-vita, come l'ultima figurina dell'albo panini, come l'ultima offerta di Groupon. 

E capita che quando qualcuno te ne fa vedere una, anche apparente, allora scatta l'ammmore. 
Oddio, non è cosi semplice quello che intendo, nè infantile, nè stupido. 
Ma è un meccanismo. Chiamatelo di difesa, di rinascita, di messa alla prova delle proprie capacità seduttive.

E ci si "fissa" in testa che quello sia il Principe con la P maiuscola, invece magari è solo un cafone, un pirla o, semplicemente, un uomo qualsiasi.

Perchè, spesso è l'insicurezza a giocarci questi brutti scherzi, secondo me, amiche Principesse. Ma perchè? Mi chiedo, mentre sbatto la testa addosso al muro che ho qui a fianco.
Perchè non è dato sapere, o forse, la risposta si conoscerà dopo, in un momento successivo, più avanti, quando si è superata la fase "mi-innamoro-dell'idea-di-lui".

Il fatto è che con questo distogliamo la sguardo e le energie dalle meraviglie che ci sono dentro e fuori di noi, perdendo opportunità di vedere, incontrare, conoscere (che non si sa mai, sapete che sono una party-girl, quindi imbucatevi ovunque!).

La mia speranza per il futuro è di non aver più bisogno di innamorarmi di una idea.
Di non dover essere qui alle 17, a mettermi lo smalto, a fare avanti -indietro dal bagno perchè sono agitata al pensiero di vederlo, di prendere l'ennesimo treno per poi non risentirlo per giorni.
Il mio augurio, per tutte noi, è di innamorarci di qualcuno in carne ed ossa, con i suoi difetti, che sappia valorizzarci, coccolarci, sostenerci.. e anche farci incazzare, quando è il momento. Non so se siete d'accordo, fatemi sapere cosa ne pensate. 

Buon week end a tutte!

lunedì 25 marzo 2013

Ricomincio dal pink!


E' lunedi. 
Il sole nè sopra, nè dentro di me.
Ma splenderà. Ne sono certa.

Care amiche Principesse, 
questa è stata la settimana delle delusioni. Che non mancano mai. Che se mancano per troppo tempo, ti chiedi se l'allineamento dei pianeti sia stato travolto da qualche meteorite, se Dio è ancora in grado di fare miracoli o se la Cia abbia arruolato spie extra-terrestri in grado di modificare lo sfigometro.

Semplice sintesi: un'amica mi molla perchè sono amica di un'altra, che lei odia.

Direte: allora non era amicizia. 
Non lo so, dico io. 
Sono giorni che ci penso, ma non trovo un filo logico. 
O meglio, capisco le motivazioni, ma io sono per la libertà. Sempre e comunque.
Quindi, vi avviso, nel caso un giorno qualche neurone non vi funzioni più e vogliate diventare mie amiche o amici (i maschi possibilmente alti, tonici e con occhi azzurri :-P) fatene conto.

L'unica regola per delimitare i confini di fronte ad una guerra tra donne è non parlare MAI male di una, quando si è con l'altra e viceversa.
Per il resto io non so rinunciare agli opposti. 
Sono un Gemelli. Mi arricchiscono. 
Mi piace sentire tutto e il contrario di tutto. 
Confrontarmi, trovare le mie personali verità, credere che ci sia qualcosa che non è sempre o bianco o nero, ma anche grigio.

Ah quante volte mi hanno parlato di questo grigio! "Solo se impari a vedere grigio riuscirai a gestire i tuoi tumulti interiori, a non farti prevaricare dalla tua sensibilità, a sopravvivere in questo mondo di lupi" mi ripetono da qualche decennio. 

Caspita. Il fatto è che io vedo rosa dallo sbiadito allo shocking. 
A volte passano mesi da una gradazione all'altra, a volte qualche istante. 

Però, il grigio no, vi prego. E' come la giornata di oggi, là fuori.
Fredda, pungente, solitaria. Che è un po' come me in questo momento, ma che bisogna pennellare di pink.

Come le delusioni, che da nere poi diventano grigie e si trasformano in un flebile rosa color cicatrice. Perchè anche loro fanno parte di noi e delle nostre giornate.
Come lo zucchero nel caffè, i fiori nel vostro vaso preferito, i dolcetti nel ripostiglio segreto.

Ricomincio dal rosa. Dal colore dell'infanzia, dei sogni, delle Principesse. 

P.S. Avevo promesso l'apertura alla moda: dal prossimo lungo week end ne vedrete delle belle! Ve lo assicuro.

martedì 26 febbraio 2013

Principe o ci sei o non ci sei!


Ma quante follie si fanno per un Principe?

Bah, potrei scrivere un libro tra le pazzie compiute da me e dalle mie amiche Principesse.
Qualche episodio rasenta la follia, altri lo stalking, altri ancora richiederebbero un internamento. 

Tant'è. 
Quando le farfalle volano nello stomaco probabilmente soffocano il sangue che va al cervello. Di anatomia non so molto, ma credo ci sia un'arteria che passa per di lì e che manda tutto in blocco.

Tra gli episodi più folli degli ultimi mesi c'è stato l'aver contattato un club di calcio. 
Scopro che i biglietti per la partita della squadra del cuore del Principe non vanno in vendita se non dieci giorni prima. 
E io ne ho bisogno a Natale, tre mesi prima della sfida. 

La pr che è in me si è scatenata in e-mail lacrimevoli, devote (leccaculo.. si lo posso dire) al manger addetto alla vendita che, sfinito dalle mie richieste, mi fa un bonus che andrò a ritirare tra qualche giorno. 
Il fatto è che non so nemmeno se, alla partita, il Principe, vorrà andare con me o con il suo amico del cuore (o magari sua amica...).

Una volta, invece, mi sono spacciata per la sorella del mio ex-fidanzato. Mi sono presentata a scuola da lui, dicendo che nostra madre era stata male e avevo bisogno urgente di informarlo. Tutto ciò solo per vederlo, dieci minuti, il giorno del nostro ottavo mese insieme. 

Un'altra volta, invece, mi era stato vietato di fare attività fisica - solo una volta nella vita, pensa che figata - invece ho inforcato la bicicletta, corso 10 chilometri, annaspando dopo essere stata un mese a casa con la febbre a 40. 
Solo per vederlo. E ovviamente non lo vidi. 
Era impegnato in una seria e concentrata attività: giocare a pallone con quegli altri quattro pirla dei suoi amici. 

Ma non crediate che tutte capitino solo a me. 
In ordine di tempo, la top è la mia amica Principessa che ha trovato perfino il lavoro all'amico del suo Principe. 
A sto tizio, sta dietro da  una vita intera, ma lui di impegnarsi, anche solo per un caffè, pare gli venga il coccolone.

Bah! Così alla richiesta del suddetto di trovare un aggancio per il mondo della moda per un suo amico, la mia Principessa che ha fatto? "Si, certo" gli ha detto. 
Ha incontrato i due per aperitivo e in meno di un mese ha collocato l'amico in uno dei negozi più cool della capitale della moda. 

Il Principe, non si è scomposto troppo: messaggini di circostanza, doverosi ringraziamenti, e per ora, niente di più. 

Un aperitivo, un invito ad uscire, una scatola - una misera scatola - di cioccolatini, pare una cosa brutta? E' troppo? Ti serve un mutuo?

Ma allora, mi chiedo, siamo noi sfigate, pronte a tutto, dedite e nel profondo (anche se cerchiamo di nasconderlo) troppo romantiche, o cosa? 

Io vorrei fare una petizione: rivoglio un po' di dignità, maschile, intendo. 

Voglio l'uomo uomo che sappia essere Principe o non Principe. Ma che sappia da che parte stare. 
Basta gongolarsi alle nostre spalle, facendo finta di niente davanti alle nostre lacrime, biglietti di partite o posti di lavoro trovati agli amici! 






sabato 23 febbraio 2013

Il miracolo dell'addio


Di quelle cose di cui non vorresti mai parlare, scrivere, vivere.
Gli addii.
Quanto sono tristi, struggenti, malinconici.

Come quando, nelle stazioni, vedo quelle persone che si salutano, con le lacrime agli occhi, e non sanno, poi, quando si rivedranno.
Ogni volta, io mi commuovo con loro. Dentro il cuore mi si gonfia e condivido quella sensazione di smarrimento, che troppo spesso, in prima persona, ho provato.

E tutto sembra perdersi in un baratro, in un pozzo senza fine, in un oscuro tunnel. 
Perchè non sai, se senza quel Principe, o senza quella Principessa, ce la farai ad andare avanti.

Gli addii sono le prove che non vorresti mai incontrare, che vorresti essere capace di superare con nonchalance e per le quali saresti disponile a leggerti un manuale di mille pagine per apprendere come si fa. 
Che per certi addii, non basta il Martini, il Montenegro o il Midori Bayles. 
Neppure tutti insieme. 
Perchè certe persone, lasciano il segno.

Un segno cosi forte, cosi incancellabile, che neppure il tempo, nè gli spazi, possono appannare, diluire, sfumare. 
Ed è proprio questa la forza di certi addii, che sono si fisici, ma mai mentali, nè sentimentali. So bene, quale sia la differenza tra avere qualcuno vicino o portarlo nel cuore. Non è la stessa cosa. Certo.

Ma che miracolo è quello per cui qualcuno, lascia qualcosa di sè stesso, dentro il cuore di qualcun altro ? E' un prodigio talmente prezioso che è già di per sè garanzia di un qualcosa che non finirà mai, che rimarrà per sempre àncorato a noi stessi, alla nostra vita, al fluire delle nostre giornate.

E se quindi questi miracoli accadano, non c'è da preoccuparsi. Non ci si saluterà mai definitivamente, non ci si perderà mai di vista, non si scorderanno mai i monìti e i sorrisi, le cene al lume di candele Ikea o le discussioni di lavoro di prima mattina sorseggiando caffè americano, fumando sigarette e non solo, i racconti sulle avventure notturne o sull'ultimo outfit visto passeggiando per la capitale della moda...

A tutti quelli che hanno sperimentato un addio. 
E in particolare alla mia amica Principessa e a quell'eccezionale Principe che ho conosciuto e che porterò sempre nel cuore. Perchè a volte non occorrono anni per intravedere la straordinarietà di una persona. A volte basta solo uno sguardo per entrare nel cuore di qualcuno. In bocca al lupo per la sua nuova vita. 


giovedì 21 febbraio 2013

Coelho docet


Ho imparato... Che ignorare i fatti non cambia i fatti.

...Che quando vuoi vendicarti di qualcuno lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.

...Che l'amore, non il tempo guarisce le ferite.

...Che il modo più facile per crescere come persona è circondarmi di persone più intelligenti di me.

...Che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da un'altra parte.

...Che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.

...Che quando tuo figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno ti ha agganciato per la vita.

...Che tutti vogliono vivere in cima alla montagna ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.

Un piccolo pensiero per voi, amiche Principesse. 
Una poesia di Paolo Coelho.
Che noi, ottimiste, lo siamo sempre. E comunque. 

lunedì 18 febbraio 2013

Si o no ai tempi di WhatsApp, Skype, Facebook, Twitter.


WhatsApp, Skype, Facebook, Twitter.
Solo per citarne alcuni. I più famosi almeno.
Eppure non bastano.

Non bastano, a certi Principi, a scrivere, comunicare, dare segnali di vita.

Sorseggiavamo un aperitivo a San Valentino e per tutto il week end è stato questo il mantra tra le mie amiche Principesse: "Ma a 70 anni saremo ancora qua a dirci: Allora, si è fatto sentire?".

Intorno a noi schiere di ottantenni con il gomito facile sorridevano noncuranti al bar, alle 7.30 di sera, tra cuori che facevano capolino da ogni vetrina, Baci Perugina che ti venivano quasi lanciati addosso, fiorai che si sfregavano le mani per i mazzi confezionati e comprati nel dopo lavoro da uomini innamorati.

E noi, intanto, ci ponevamo la fatidica domanda.
E il fine settimana - con tutti i suoi accadimenti, o meglio, non accadimenti - ci ha risposto: "Si, forse a 70 anni starete ancora lì - a bere magari un caffellatte e non un Martini - ma non vi avrà ancora risposto".

Ed ecco quindi che scatta la paranoia: che-cosa-ho-che-non-va a ripetizione, quasi come un disco rotto, mentre almeno San Remo ci distrae tra un Midori Bayles e un Montenegro con ghiaccio. 

Il fatto è che ci vorrebbe cosi poco. Un segnale. Si o no. 

Se è si sarà bellissimo, cominceremmo a camminare tre metri sopra al cielo, non occorrerà nemmeno più la crema per le rughe tanta sarà la nostra distensione, eccitazione, felicità.

Se è no, scatteranno due giorni di tragedia, occhi gonfi e lacrimevoli, Nutella a go-go e telefonate fiume con le nostre amiche del cuore. 

Ma poi passerà, perchè voi, cari Principi, non è che non sapete usare le tecnologie sopra citate, è che non sapete prendere posizione. 
Perchè vi fa comodo e allo stesso tempo gongolate che qualcuno sia lì, ad aspettare voi. 

Per carità, mica giudico, io sono per la libertà, sempre, quindi ognuno si comporti come vuole. Ma non siete unici e nemmeno rari. 

Che noi, dopo i due giorni di pianto, si torna a fare aperitivo con le Principesse e si fantastica già sul vostro successore che ci si augura sappia usare come un hacker WhatsApp, Skype, Facebook e Twitter.